5-5-2017
GAZZETTA UFFICIALE DELLA REPUBBLICA ITALIANA
Serie generale - n. 103
assicurare il minimo livello di protezione nella maggior parte delle situazioni e da questi si è partiti per stabilire le misure minime di sicurezza per la
pubblica amministrazione italiana, avendo ben presente le enormi differenze di dimensioni, mandato, tipologie di informazioni gestite, esposizione
al rischio, e quant’altro caratterizza le oltre ventimila amministrazioni pubbliche.
In realtà nel definire gli AgID Basic Security Control(s) (ABSC) si è partiti dal confronto tra le versioni 6.0 e 5.1 dei CCSC, che può essere assunto quale indicatore dell’evoluzione della minaccia cibernetica nel corso degli ultimi anni. È infatti evidente l’aumento di importanza delle misure
relative agli amministratori di sistema, che balzano dal 12° al 5° posto, entrando nella rosa dei Quick Win, mentre la sicurezza applicativa scivola dal
6° al 18° posto e gli accessi wireless dal 7° al 15° a causa della diffusione delle contromisure atte a contrastare le vulnerabilità tipiche di tali ambiti.
In definitiva, anche per facilitare il confronto con la definizione originale, si è deciso di fare riferimento, nell’identificazione degli ABSC, alla
versione 6 dei CCSC. Tuttavia l’insieme dei controlli definiti è più vicino a quello della versione 5.1 poiché si è ritenuto che molti di quelli che
nel passaggio alla nuova versione sono stati eliminati, probabilmente perché non più attuali nella realtà statunitense, siano ancora importanti nel
contesto della pubblica amministrazione italiana.
Occorre inoltre osservare che il CCSC è stato concepito essenzialmente nell’ottica di prevenire e contrastare gli attacchi cibernetici, ragione
per la quale non viene data particolare rilevanza agli eventi di sicurezza dovuti a casualità quali guasti ed eventi naturali. Per questa ragione, ai controlli delle prime cinque classi si è deciso di aggiungere quelli della CSC8, relativa alle difese contro i malware, della CSC10, relativa alle copie di
sicurezza, unico strumento in grado di proteggere sempre e comunque le informazioni dal rischio di perdita, e della CSC13, riferita alla protezione
dei dati rilevanti contro i rischi di esfiltrazione.
In realtà ciascun CSC è costituito da una famiglia di misure di dettaglio più fine, che possono essere adottate in modo indipendente, consentendo un’ulteriore modulazione utile ad adattare il sistema di sicurezza alla effettiva realtà locale. Nonostante ciò si è ritenuto che anche al secondo
livello ci fosse una granularità ancora eccessiva, soprattutto sotto il profilo implementativo, che avrebbe costretto soprattutto le piccole amministrazioni ad introdurre misure esagerate per la propria organizzazione. Per tale ragione è stato introdotto un ulteriore terzo livello, nel quale la misura
di secondo livello viene decomposta in misure elementari, ancora una volta implementabili in modo indipendente. Pertanto un ABSC è identificato
da un identificatore gerarchico a tre livelli x, y, z, dove x e y sono i numeri che identificano il CSC concettualmente corrispondente e z individua
ciascuno dei controlli di livello 3 in cui questo è stato raffinato.
Al primo livello, che corrisponde ad una famiglia di controlli destinati al perseguimento del medesimo obiettivo, è associata una tabella che li
contiene tutti. Nella prima colonna, sviluppata gerarchicamente su tre livelli, viene definito l’identificatore univoco di ciascuno di essi. La successiva colonna «Descrizione» specifica il controllo attraverso una definizione sintetica.
Nella terza colonna, «FNSC» (Framework nazionale di sicurezza cibernetica), viene indicato l’identificatore della Subcategory del Framework
Core del Framework nazionale per la Cyber Security, proposto con il 2015 Italian Cyber Security Report del CIS «La Sapienza» presentato lo scorso
4 febbraio 2016, al quale il controllo è riconducibile. Pur non intendendo costituire una contestualizzazione del Framework, le misure minime concretizzano praticamente le più importanti ed efficaci azioni che questo guida ad intraprendere. Per il diverso contesto di provenienza ed il differente
obiettivo che i due strumenti intendono perseguire, le misure minime pongono l’accento sopra gli aspetti di prevenzione piuttosto che su quelli di
risposta e ripristino.
Le ultime tre colonne sono booleane e costituiscono una linea guida che indica quali controlli dovrebbero essere implementati per ottenere un
determinato livello di sicurezza. La prima, «Minimo», specifica il livello sotto il quale nessuna amministrazione può scendere: i controlli in essa
indicati debbono riguardarsi come obbligatori. La seconda, «Standard», può essere assunta come base di riferimento nella maggior parte dei casi,
mentre la terza, «Alto», può riguardarsi come un obiettivo a cui tendere.
Il raggiungimento di elevati livelli di sicurezza, quando è molto elevata la complessità della struttura e l’eterogeneità dei servizi erogati, può
essere eccessivamente oneroso se applicato in modo generalizzato. Pertanto ogni amministrazione dovrà avere cura di individuare al suo interno
gli eventuali sottoinsiemi, tecnici e/o organizzativi, caratterizzati da omogeneità di requisiti ed obiettivi di sicurezza, all’interno dei quali potrà
applicare in modo omogeneo le misure adatte al raggiungimento degli obiettivi stessi.
Le amministrazioni NSC, per l’infrastruttura che gestisce dati NSC, dovrebbero collocarsi almeno a livello “standard” in assenza di requisiti
più elevati.
3. LA MINACCIA CIBERNETICA PER LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE.
Nel recente passato si è assistito ad una rapida evoluzione della minaccia cibernetica ed in particolare per quella incombente sulla pubblica
amministrazione, che è divenuta un bersaglio specifico per alcune tipologie di attaccanti particolarmente pericolosi.
Se da un lato la pubblica amministrazione continua ad essere oggetto di attacchi dimostrativi, provenienti da soggetti spinti da motivazioni
politiche ed ideologiche, sono divenuti importanti e pericolose le attività condotte da gruppi organizzati, non solo di stampo propriamente criminale.
I pericoli legati a questo genere di minaccia sono particolarmente gravi per due ordini di motivi. Il primo è la quantità di risorse che gli attaccanti possono mettere in campo, che si riflette sulla sofisticazione delle strategie e degli strumenti utilizzati. Il secondo è che il primo obiettivo
perseguito è il mascheramento dell’attività, in modo tale che questa possa procedere senza destare sospetti. La combinazione di questi due fattori
fa sì che queste misure minime, pur tenendo nella massima considerazione le difese tradizionali, quali gli antivirus e la difesa perimetrale, pongano
l’accento sulle misure rivolte ad assicurare che le attività degli utenti rimangano sempre all’interno dei limiti previsti. Infatti elemento comune e
caratteristico degli attacchi più pericolosi è l’assunzione del controllo remoto della macchina attraverso una scalata ai privilegi.
Nei fatti le misure preventive, destinate ad impedire il successo dell’attacco, devono essere affiancate da efficaci strumenti di rilevazione, in
grado di abbreviare i tempi, oggi pericolosamente lunghi, che intercorrono dal momento in cui l’attacco primario è avvenuto e quello in cui le conseguenze vengono scoperte. Oltre tutto una lunga latenza della compromissione rende estremamente complessa, per la mancanza di log, modifiche
di configurazione e anche avvicendamenti del personale, l’individuazione dell’attacco primario, impedendo l’attivazione di strumenti efficaci di
prevenzione che possano sicuramente impedire il ripetersi degli eventi.
In questo quadro diviene fondamentale la rilevazione delle anomalie operative e ciò rende conto dell’importanza data agli inventari, che costituiscono le prime due classi di misure, nonché la protezione della configurazione, che è quella immediatamente successiva.
La quarta classe deve la sua priorità alla duplice rilevanza dell’analisi delle vulnerabilità. In primo luogo le vulnerabilità sono l’elemento essenziale per la scalata ai privilegi che è condizione determinante per il successo dell’attacco; pertanto la loro eliminazione è la misura di prevenzione
più efficace. Secondariamente si deve considerare che l’analisi dei sistemi è il momento in cui è più facile rilevare le alterazioni eventualmente
intervenute e rilevare un attacco in corso.
La quinta classe è rivolta alla gestione degli utenti, in particolare gli amministratori. La sua rilevanza è dimostrata dall’ascesa, accennata in
premessa, dal 12° al 5° posto nelle SANS 20, motivata dalle considerazioni cui si è fatto riferimento poco dianzi.
La sesta classe deve la sua considerazione al fatto che anche gli attacchi complessi prevedono in qualche fase l’installazione di codice malevolo
e la sua individuazione può impedirne il successo o rilevarne la presenza.
Le copie di sicurezza, settima classe, sono alla fine dei conti l’unico strumento che garantisce il ripristino dopo un incidente.
L’ultima classe, la protezione dei dati, deve la sua presenza alla considerazione che l’obiettivo principale degli attacchi più gravi è la sottrazione di informazioni.
— 68 —