Helsinki e del Vertice di Parigi, della Carta di Istanbul del 1999, della Dichiarazione di
Astana del 2010 e i principi fondamentali enunciati nel Decalogo riguardanti la
cooperazione politica, militare, economica, umanitaria e ambientale sui quali si basa
l'OSCE;
24.
Chiede a tutti i leader politici degli Stati partecipanti dei Balcani occidentali di
impegnarsi per un dialogo costruttivo, sia a livello interno che con i loro omologhi degli
Stati vicini, al fine di attenuare le tensioni politiche e di evitare la retorica bellicosa che
potrebbe portare a un deterioramento delle relazioni interetniche e interstatali, di
dissociarsi pubblicamente dalle dichiarazioni di nazionalismo estremo e di intolleranza
espresse da altri nei loro rispettivi Stati, di sostenere la giustizia per quanto riguarda
tutti i crimini orrendi commessi durante il conflitto e di annettere una maggiore priorità
ai diritti umani e alle libertà fondamentali del singolo;
25.
Incoraggia gli Stati nella regione a intensificare gli sforzi per affrontare le questioni più
pressanti che incidono direttamente sulla vita delle persone, ivi comprese la corruzione
e l'assenza di una magistratura professionale indipendente e di mezzi di informazione di
qualità e politicamente indipendenti, e a rafforzare la fiducia nell'affidabilità dei
processi elettorali e il funzionamento delle istituzioni democratiche;
26.
Esorta i governi degli Stati partecipanti dell’OSCE a rivolgere una maggiore attenzione
alla situazione nei Balcani occidentali e a sostenere in ogni modo tutte le iniziative per
determinare un'inversione delle attuali tendenze negative, dando seguito agli impegni di
politica estera di lunga data che la regione ritiene giovevoli per sostenere il proprio
programma di riforma e democratizzazione;
27.
Incoraggia gli Stati e le società della regione a migliorare ulteriormente i processi di
riconciliazione e il dialogo mediante la piena attuazione di tutti gli impegni dell'OSCE,
in particolare i principi relativi alla dimensione umana del Documento di Copenaghen
dell'OSCE, al fine di superare le divisioni etniche e religiose persistenti;
28.
Chiede alla comunità internazionale di prestare particolare attenzione alle promesse non
mantenute riguardanti il ritorno dei rifugiati e degli sfollati, anche con attività di
sensibilizzazione riguardo agli obblighi e agli impegni internazionali;
29.
Chiede all' OSCE, ivi comprese le sue strutture esecutive, le sue istituzioni e le
operazioni sul terreno, di mantenere il loro impegno - forte e benaccetto - nei Balcani
occidentali al fine di rafforzare l'assistenza che offrono agli Stati della regione;
30.
Offre l'assistenza continua dell' Assemblea Parlamentare dell’OSCE e del suo
Rappresentante speciale per l'Europa sud-orientale al fine di cercare di risolvere le
sfide della regione;
31.
Deplora la perdita di vite umane provocata dagli attentati terroristici, e lancia un appello
per un rinnovato impegno tra gli Stati partecipanti dell’OSCE e i Partner per la
cooperazione affinché si rafforzino le iniziative per combattere la radicalizzazione e
l'estremismo violento, si definiscano misure volte a bloccare il finanziamento delle
organizzazioni terroristiche, e si impedisca ai terroristi di perpetrare i loro crimini,
anche migliorando le leggi in materia e i metodi per reprimerli, rafforzando la sicurezza
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